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27
Ott

Il parquet: cosa si deve sapere quando lo scegliamo per la nostra casa?

Un tempo il parquet richiamava l'idea di una casa classica, magari arredata con mobili di antiquariato.

Oggi non è più così! Il parquet è stato ampiamente sdoganato come pavimentazione anche per le case moderne con arredi di design. Non viene nemmeno più escluso a priori di utilizzarlo nei bagni o in cucina.

Insomma, quando si decide di ristrutturare casa, sono in molti a trovarsi di fronte ad una scelta: parquet o non parquet?

Spesso non è nemmeno solo una questione di gusto, ma diventa anche una questione di costi, di praticità, di delicatezza del materiale.

parquet wenge - casapiubella

parquet wenge

E allora cerchiamo di capirne un po' di più sul parquet!

Esistono innanzitutto le diverse essenze, ossia il tipo di legno adoperato.

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La (difficile!!)  scelta si deve orientare tra le più note, come  rovere, wengé, olivo, ciliegio, frassino, noce, iroko, abete, teak, acero, faggio, e le meno note, come iroso,  cabreuva, panga panga, padouk, merbau, doussié, mutenye, ipè lapacho, mutenye, jatoba.

Come si fa a scegliere tra le varie essenze di parquet?

Tra i primi criteri che vengono utilizzati nella scelta, vi è sicuramente la differenza di colore.

Ad esempio, se immaginiamo una pavimentazione più chiara, dovremmo orientarci sul rovere, il faggio, il frassino, il larice.

Se ci piace non proprio chiarissimo, l'essenze che fanno per noi, sono ad esempio iroko, teak, noce, olivo.

Poi abbiamo la possibilità di orientarci su un colore che fa sul rosso, e allora ci tocca pensare a ciliegio, doussiè, padouk.

Infine la scelta potrebbe ricadere su un parquet particolarmente scuro, e quindi dobbiamo scegliere o il classico wengè, o il cabreuva, o il larice scuro.

Ovviamente non si deve dimenticare che la caratteristica principale del parquet è quella di essere un materiale naturale, ed in quanto tale sottoposto a processo di ossidazione che comporta diverse modifiche col passare del tempo, soprattutto di tonalità; in linea di massima il parquet si scurisce col tempo, tranne il teak che si schiarisce, perdendo le sue caratteristiche variegature.

Ciò non toglie che è sempre possibile scegliere un'essenza in particolare, magari in virtù di un costo più contenuto o di altre caratteristiche che dopo vedremo, e poi ottenere mediante alcuni tipi di trattamenti colori diversi di una stessa essenza. Questo può avvenire attraverso una verniciatura, con pigmenti di colore e oli, o con trattamenti termici, per esempio sottoponendo il legno ad una serie di cicli a temperature più alte.

 

parquet colorato Caleidosystem - casapiubella

Ci crederete che questi sono tutti listelli di parquet?                                                       (TABU Caleidosystem)

 

Ciascuna essenza ha poi ovviamente delle proprie intrinseche caratteristiche, ed anche la valutazione di queste può guidare nella scelta del parquet più adatto alle proprie esigenze.

Non possono essere trascurate infatti le reazioni di ciascun tipo di legno agli agenti esterni, e non si deve pensare solo alla luce naturale, che abbiamo già detto ne può modificare toni e colore; si pensi per esempio all'umidità o alle temperature più o meno elevate.

Perciò si possono valutare aspetti come la durezza, in quanto resistenza alla penetrazione, o la durabilità, intesa come la capacità del legno di restare intatto in caso di funghi o microorganismi, o ancora la pesantezza del legno, oppure la percentuale di variazione del legno in caso di umidità, o ancora il gradi di stabilità dimensionale in caso di condizioni estreme di temperatura.

Per fare alcuni esempi, se cerchiamo un parquet particolarmente duro e con un'elevata resistenza meccanica, ci serve un wengè. L'acero invece è un'essenza mediamente dura, piuttosto resistente agli urti. Il rovere è pesante, stabile, con discreta percentuale di durezza e durabilità.

Bisogna anche distinguere tra parquet formato in un unico strato di legno nobile (che è il parquet in legno massiccio: è caratterizzato da uno spessore regolare e un profilo costante), e il parquet in multistrato. Quest'ultimo si distingue a sua volta a seconda degli strati. Può essere infatti a due o tre strati. Nel primo caso vi è uno strato superiore di legno massiccio (che non deve essere inferiore a 2,5 mm), che poi viene incollato su una base di legno. Nel caso del parquet in multistrato a tre strati, la parte superiore di legno massiccio (sempre non inferiore a 2,5 mm) poggia su un supporto centrale in legno, che a sua volta è posizionato su uno strato inferiore (cd. “di bilanciamento”), che è sempre in legno massiccio, ma che può essere anche di un'altra essenza.

Il parquet in ogni caso può essere prefinito, nel caso si debba solo posare, o può essere grezzo, che abbisogna cioè di levigatura in opera, o può essere precalibrato: in quest'ultimo caso è fatto di elementi ad incastro, che devono essere posati, carteggiati e trattati in opera.

Il prefinito si presenta già vernicato, ed è subito pronto per essere calpestato. Per questo è pratico e comodo da installare. Infatti avviene con una tecnica che non richiede lavori di preparazione particolarmente costosi o elaborati, e non prevede che i listoni di legno siano incollati al suolo. Si parla in questo caso di “posa flottante”.

Per questi motivi, questa tipologia di parquet risulta particolarmente consigliata, perché viene posto in opera velocemente e soprattutto i costi sono limitati, poichè non è necessario demolire il pavimento sottostante. In questo modo anche i tempi risultano ampiamente abbattuti.

I costi del parquet possono variare moltissimo a seconda di:

– tipo di essenza (e quindi provenienza e reperibilità della materia prima, e cioè del legno)

– dimensione dei listoni (lunghezza, larghezza, ma soprattutto spessore; si parte da un minimo normativo di 2,5 mm, fino ad arrivare ai 6 mm circa, per i parquet di fascia più alta e costosa)

– modalità di montaggio e posa in opera (abbiamo già specificato che il prefinito è il più veloce ed economico, vista la facilità di montaggio)

 

CURIOSITA'

 

E' vero che il parquet in cucina non si può mettere? Falso!

 

parquet in cucina - casapiubella

E' vero che non si può mettere il parquet in cucina? FALSO!!!

 

parquet in cucina - casapiubella

Posso mettere il parquet in cucina anche sotto il piano cottura?! ASSOLUTAMENTE Sì!

 

 

Questo dubbio assale spesso coloro che decidono di rivestire il proprio appartamento con il parquet. Macchie di olio, di unto, usura possono rendere la vita del parquet in cucina davvero dura.

In passato era un vero è proprio tabù, ma oggi non è più così.

L'esigenza di superare quello che prima sembrava essere un vero e proprio divieto assoluto, è nata anche in virtù della moda degli ultimi di creare il soggiorno con l'angolo cottura a vista.

Basta scegliere delle essenze particolarmente resistenti all'acqua e ai lavaggi frequenti, tipo il teak o il bambù, o ancora l'iroko, il merbau e il doussiè. Solo con il rovere è bene usare cautela: questa essenza è infatti caratterizzata da una forte presenza di tannino (basti pensare alle botti usate per il vino, tipicamente in rovere), che può facilmente fuoriuscire in caso di umidità, creando antiestetiche macchie nerastre.

Ma a parte quelle che sono le caratteristiche tipiche dell'essenza scelta, è possibile anche usare dei trattamenti e delle finiture particolari, capaci di rendere più resistenti e impermeabili tutti i parquet.

 

E' vero che il parquet in bagno non si può mettere? Falso!

 

 

parquet in bagno - casapiubella

E' vero che il parquet nel bagno non si può mettere? NO! E' FALSISSIMO!

 

parquet in bagno - casapiubella

Posso mettere il parquet nel bagno? CERTAMENTE!

 

Anche nel caso del bagno può dirsi superato il tabù del parquet.

Il motivo è piuttosto semplice: l'acqua di per sé non danneggia il parquet. E' il suo ristagno che può creare il vero problema. Quindi basta stare attenti da questo punto di vista, asciugando sempre i pavimenti, con grande cura, aprire le finestre e garantire un'adeguata aerazione dopo la doccia o il bagno in vasca, per consentire di liberare l'aria dall'umidità che possa poi condensarsi e ristagnare sui pavimenti.

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